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Crotone: Con Eni per cambiare e per non morire di marginalità e irrilevanza.

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Credo siano dovute ,e necessarie , senza reticenze, e senza cautele , alcune riflessioni sui rapporti ormai trentennali che intercorrono tra la Città di Crotone e l’Eni . In questi giorni sto rileggendo tutto l’incartamento in mio possesso riferito a questi rapporti conflittuali , e ai relativi contenziosi . E sto trovando queste carte, non solo interessanti ma anche illuminanti , poichè in esse si delineano chiaramente , più delle parole in libertà che leggiamo o ascoltiamo , responsabilità e omissioni oltre le evidenti e macroscopiche bugie,falsità e reticenze che hanno caratterizzato e caratterizzano questi rapporti .

Da una parte l’Eni che, dopo aver ereditato e preso in carico la complessa vicenda della dismissione industriale crotonese , recita la parte propria di una Spa , per i 2/3 partecipata dai mercati azionari e, significativamente (30%), dallo Stato Italiano attraverso il Ministero del tesoro e la Cassa depositi e prestiti oltre che per effetto della legge n. 474 del 30 luglio 1994. Dall’altra parte il comune di Crotone , con le varie amministrazioni comunali che si sono succedute negli anni , che , a seconda dei protagonisti in campo , hanno sempre oscillato tra posizioni di finta intransigenza e intolleranza e posizioni di comoda acquiescenza e accondiscendenza . Posizioni del resto mai assunte per risolvere i problemi ma solo per perpetuarli “sine die” ai fine di manipolare il consenso cittadino.

In queste condizioni , e stando così le cose, cosa ci resta da fare? Credo che possa esserci una sola operazione a noi possibile e percorribile . Renderci protagonisti , come comunità, del nostro destino . E del nostro futuro. E rilanciare l’idea di un tavolo Regionale presieduto dalla sua massima espressione, il Presidente Occhiuto affiancato dal Sindaco della Città di Crotone e dal Presidente della Provincia di Crotone . Tavolo di confronto aperto alla presenza del Governo nazionale attraverso i ministeri di riferimento, l’Agenzia Nazionale per la Coesione Territoriale , Invitalia, Cassa Depositi e Prestiti, l’ Istituto Superiore per la protezione e per la ricerca ambientale, l’ Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile , l’ Istituto Superiore della sanità e i Dipartimenti di Ingegneria e Scienze della terra dell’Unical e con il diritto di tribuna per Confindustria nazionale e le sigle sindacali nazionali .

Una svolta negoziale non rivendicativa ma per presentare un progetto strategico complessivo dell’area industriale . Tanto per intenderci quella che va dall’ex area industriale passando per la centrale del pompaggio del gas , per il depuratore industriale del Consorzio Regionale delle Attività Produttive, per la centrale a biomasse , per l’impianto di termovalorizzazione, oggi di proprietà di A2a, per l’impianto di stoccaggio e messa in riserva per rifiuti speciali pericolosi e non, per l’impianto di calcestruzzi e betonaggio , per l’impianto di demolizione e smaltimento e recupero materiali ferrosi , per l’impianto di trattamento Rsu di Ponticelli, per il quale già il sindaco Vallone aveva chiesto e previsto la delocalizzazione, e finire per la dismessa industria di ceramiche Gres e per il dismesso opificio di pellami .

Un progetto complessivo su un area strategica non solo per Crotone ma per l’intera fascia jonica calabrese sulla quale , un volta liberata definitivamente da opifici e manufatti industriali , si potrebbe realizzare un grande ecosistema legato alla transizione ecologica e all’innovazione e alla ricerca che va dall’Area Marina Protetta e arriva al Parco Fluviale del Neto.

Un grande ecosistema accanto al quale affiancare un progetto integrato dei fiumi e della costa che partendo dal fiume Tacina , in provincia di Crotone, e arrivando fino al fiume Ferro , in provincia di Cosenza , con un efficace strategia di marketing territoriale, potrebbe caratterizzare e identificare la costituenda , e non più rinviabile, area vasta della Magna Grecia .

Solo in questo modo , con una progettualità di questa portata e di questa dimensione , ambiziosa e temeraria , potremmo sollecitare l’impegno e l’interesse di istituzioni e di privati . Facendo di Crotone un area di crisi europea e in questo modo intercettando le imponenti risorse del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza , le uniche in grado di trasformare territori abbandonati e marginali come quelli della fascia jonica crotonese e cosentina in territori locomotiva della ripresa e della rinascita della Calabria e del Meridione d’Italia.

Giovanni Lentini

P.S. Come avrà notato il lettore attento non ho usato la parola resilienza. L’ho fatto deliberatamente . Le nostre comunità , e le nostre popolazioni, sono composte da donne e da uomini che più che con la resilienza si sono forgiati con la resistenza perchè “mentre un corpo resiliente è un corpo passivo, che aspetta che la tensione passi, un corpo resistente è un corpo attivo, capace di reagire, di non far finta di niente, assumendosi le sue responsabilità, prendendosi dei rischi, leccarsi le ferite, ma ricercare nuove sfide, coltivare i propri sogni, credere nel futuro, con fantasia e coraggio, opporsi ai tentativi del potere di piegare ai propri fini le volontà dei più accomodanti. Dei resilienti “.