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Giornata mondiale dell’acqua 2022. Il commento di Legambiente Calabria

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Acque sotterranee: un tesoro nascosto da tutelare. La Calabria dipende per più dell’80%da queste riserve idriche per uso potabile. Italia paese a stress idrico medio-alto.

Legambiente presenta la road map con le tre priorità per una loro gestione condivisa e sostenibile e quattro vertenze storiche dell’associazione che raccontano la necessità di agire 

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Invisibileai nostri occhi eppure fondamentale per la vita e gli equilibri sulla terra: parliamo dell’acqua sotterranea, o anche dettaacqua di falda, la più grande riserva idrica del pianeta ma anche una delle risorse più dimenticate, quest’anno protagonista della Giornata mondiale dell’acqua 2022 (World Water Day).In questa occasioneLegambiente presenta un dossier, lanciando una road map con 3 proposte per tutelare e preservare questi importanti corpi idrici, troppo spesso maltrattati e sovra sfruttati, la cui qualità e quantità è sempre più messa a rischio dall’urbanizzazione, dalla crescita demografica, dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici. Ilraggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60), che prevedono il conseguimento di un buono stato (qualitativo e quantitativo) dei corpi idrici, la corretta pianificazione degli usi dell’acquaper prevenire il loro deterioramento (qualitativo e quantitativo) e la messa al bando nella produzione e nella commercializzazione di alcune sostanze inquinanti, persistenti e bioaccumulabili,dannose per l’ambiente e la salute: queste le azioni concrete secondo il cigno verde, che coincidono con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG6) delle Nazioni Unite di una gestione condivisa e sostenibile delle falde,allo scopo di garantire universalmente l’accesso ad acqua pulita e potabile. Ma soprattutto non rinviabili se si pensa che – secondo dati ISPRA – in Italia, nel 2018, sono stati prelevati più di 9,2 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile.

Sono evidenti i rischi per l’ambiente e la salute umana derivanti dall’inquinamento delle falde acquifere e comunque le conseguenze della scarsa qualità dell’acqua per l’impatto delle attività umane.

Le acque di falda in Italia: Come risaputo il nostro è un Paese a stress idrico medio-alto. Secondo gli ultimi dati ISPRA, in Italia vengono consumati circa 26 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno: il 55%, è legato agli usi agricoli, il 27% a quelli industriali e circa il 18% per scopi civili. Relativamente al settore “scopi civili”, implicando acque di qualità elevata,nel 2018 sono stati prelevati più di 9,2 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile, di cui in media circa l’85% deriva dalle acque di falda. La Calabria dipende per più dell’80% dalle acque di falda.

“Un tesoro nascosto sotto ai nostri piedi, a decine o centinaia di metri. — ha commentato Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente— L’acqua di falda dev’essere riconosciuta e protetta, non solo come riserva idrica rinnovabile, ma anche come portatrice di un forte valore ambientale. Le tre priorità che oggi presentiamo vogliono offrire una sorta di road map per arrivare alla gestione condivisa e sostenibile delle acque sotterranee, come auspicato dalle politiche comunitarie, rendendole sempre meno vulnerabili e soggette alle conseguenze del sovra sfruttamento, dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento”.

“Oggi ricorre il trentesimo anniversario della Giornata mondiale dell’Acqua eppure in Calabria sembra non esserci ancora sufficiente e reale consapevolezza della preziosità di questo elemento per la nostra vita –ha affermato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria-. Nella nostra regione, troppo spesso l’acqua che preleviamo viene dispersa e sprecata e non viene trattata in maniera adeguata e sostenibile. Ad esempio a causa delle perdite in rete, esiste un gap consistente tra acqua immessa nelle reti di distribuzione e acqua effettivamente erogata e sono in aumento esponenziale i casi di carenza di acqua potabile nelle case dei calabresi. Inoltre sono molto carenti i dati relativi allostato chimico, ecologico e quantitativo dei corpi idrici”.

“La Calabria – ha concluso Parretta – rischia di perdere l’opportunità di attingere alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Un rischio gravissimo e concreto dato che la nostra Regione ha già perso i primi 105 milioni: è stato, infatti,  dichiarato inammissibile da parte del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili il progetto presentato dall’Autorità Idrica Calabrese, diretto a ridurre le dispersioni di acqua e migliorare la qualità del  servizio erogato ai cittadini.Appare chiaro che bisogna agire con urgenza sulle perdite di rete e che serve completare la rete fognaria e migliorare il sistema della depurazione attualmente inefficiente e sottodimensionato costruendo nuovi impianti laddove è necessario anche per superare le procedure di infrazione comunitarie.”

Le 3 priorità di Legambiente:Primo passaggio fondamentale èil raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE) che impone agli Stati membri, entroil 2027 (limite prolungato, inizialmente 2015)il conseguimento del buono stato qualitativo e quantitativo dei corpi idrici. I dati ISPRA mostrano una situazione ancora di forte ritardo in Italia: da un punto di vista quantitativo, solo il 75% dei corpi idrici sotterranei risulta classificato e di questi solo il 61% risulta in uno stato chimico “buono”, il 14% “scarso” e ben il 25% ancora non classificato (261 corpi idrici sui 1052 totali). Simile lo stato qualitativo che vede l’83% delle acque sotterranee classificate, di cui il 58% è in stato “buono”, 25% scarso e 18% non ancora classificato. Seconda priorità è la necessaria pianificazione degli usi dell’acqua,per prevenire il deterioramento qualitativo e quantitativo dei corpi idrici: necessario un monitoraggio costante per riuscire ad avere una visione d’insieme sull’impatto che la “somma” delle singole attività di scarico, prelievo, rilascio genera sulla risorsa idrica di un territorio. Infine, la messa al bando nella produzione e nella commercializzazione di quelle sostanze inquinanti, persistenti e bioaccumulabili come nel caso emblematico dei PFAS,  sostanze perfluoroalchiliche, che stanno generando problemi di tipo ambientale e sanitario in numerose parti d’Italia.