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Sottosegretario Wanda Ferro su facoltà di Medicina all’Unical

Redazione

“Ho sempre espresso la mia contrarietà ad un progetto, quello della nascita di una seconda facoltà di Medicina all’Unical, che parte da lontano, da quando l’ipotesi fu delineata nel 2011 dall’allora governatore Oliverio, ma che ha trovato forza perché è stato perseguito unitariamente da larga parte della politica cosentina, senza distinzioni di schieramento, insieme al mondo accademico”. E’ quanto afferma il sottosegretario Wanda Ferro, che prosegue: “Ho sempre ritenuto la nascita di una nuova facoltà come una inutile duplicazione, che rischia di frammentare le risorse e dare vita a due realtà deboli, poco attrattive, che rischiano di essere penalizzate dai numeri, anche da quelli relativi alle prestazioni erogate cui sono legate le scuole di specializzazione, in un sistema della formazione universitaria che è sempre più  competitivo. Anziché rafforzare la facoltà di Medicina di Catanzaro e il suo Policlinico, si è scelto di realizzare una seconda facoltà fotocopia a soli cento chilometri di distanza. Una scelta difficile da comprendere se si considera che la ricerca e la formazione dei medici richiedono sempre nuove esperienze e un continuo confronto con le realtà di tutto il mondo per costruire validi percorsi professionali. L’attivazione della nuova facoltà rischia quindi di penalizzare proprio la qualità della formazione dei futuri medici calabresi, e le stesse considerazioni varrebbero se ad esempio l’Università di Catanzaro decidesse di attivare – a questo punto legittimamente – una facoltà di Ingegneria. Anche per questo suscita perplessità la posizione di astensione del rettore De Sarro all’interno del Coruc, organismo che dovrebbe garantire una visione  organica e d’insieme del sistema universitario regionale, ma che soprattutto dovrebbe esprimere una posizione di lungimiranza e di responsabilità dei rettori, finalizzata alla qualità della formazione offerta ai giovani calabresi, che può essere garantita solo con il rafforzamento delle peculiarità di ciascun ateneo.  Un criterio di buonsenso prima ancora che di buona amministrazione, che sembra essere del tutto saltato, così come la stessa idea di ‘sistema’ universitario, in nome di miopi interessi di campanile”.

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