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Stupri di Rimini, preso anche il quarto componente del branco

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È stato preso nella notte a Rimini il quarto giovane della banda dei due stupri di Rimini, considerato il ‘capobranco’: si chiama Guerlin Butungu, 20 anni, congolese, rifugiato residente a Vallefoglia nel Pesarese. E’ stato preso dagli agenti dello Sco e della Squadra mobile di Rimini e Pesaro.

Il giovane era arrivato in Italia nel 2015 come richiedente asilo per motivi umanitari. Era stato affidato a una cooperativa di Cagli, nel Pesarese, secondo la quale il ragazzo finora non aveva dato problemi. Ma, secondo Rtv San Marino, chi lo conosce aveva notato negli ultimi tempi una cura negli abiti, particolarmente costosi, che aveva provocato qualche domanda alla quale Butungu aveva risposto elusivamente.

“L’arresto di questa mattina è stato una doppia soddisfazione perché a mettere le manette al quarto uomo sono state due donne. Un gesto simbolico che ha reso giustizia alle vittime delle violenze”, racconta il Questore Maurizio Improta.

La fuga di Butungu. Il congolese era armato: aveva un coltello e alle 2 di notte era sfuggito alla cattura nel centro di Pesaro mentre si trovava in bicicletta. Ma aveva il cellulare: seguendone le tracce, la polizia ha individuato il luogo in cui si trovava. Nella fuga ha perso anche i documenti. A quel punto il ventenne ha tentato la fuga all’estero, probabilmente in Francia, salendo su un treno a Pesaro diretto a Milano, ma la sua corsa è finita a Rimini. La polizia lo ha fermato mentre il treno transitava in stazione e, una volta bloccato il convoglio, gli uomini dello Sco e della squadra mobile sono saliti e hanno trovato il ragazzo in una delle carrozze.

Ieri si erano presentati in caserma i due fratelli marocchini del branco, di 15 e 17 anni. Poi era stato fermato dalla squadra mobile di Rimini il terzo componente del gruppo. “Gli ho detto di andare subito dai carabinieri. Può capitare che uno rubi un telefonino, ma non che uno violenta una donna. Se hanno fatto una cosa del genere devono pagare”, ha dichiarato al Resto del Carlino il padre dei due fratelli.

“Turpi, brutali e ripetuti atti di violenza”. E’ questo, in sintesi, un passaggio del decreto di fermo firmato dal procuratore per i minorenni di Bologna, Silvia Marzocchi, per i giovani stranieri. Il procuratore è rimasto fino ad oltre le due di notte a Rimini per procedere agli interrogatori dei due fratelli marocchini e del 16enne nigeriano. Due dei tre minorenni, non è ancora chiaro quali, negano di aver compiuto atti di natura sessuale ma comunque ammettono di aver tenuto ferma almeno una delle vittime, la donna polacca, e poi di aver partecipato al pestaggio del compagno.

Adesso i tre minorenni del branco, due fratelli marocchini di 15 e 17 anni e un nigeriano di 16, sono stati portati al centro di prima accoglienza della struttura penitenziaria minorile di via del Pratello a Bologna. Per il congolese di 20 anni è competente la procura ordinaria di Rimini.

I video delle telecamere di sorveglianza da cui la Polizia è risalita all’identificazione mostrano i ragazzi camminare tranquillamente per le strade della cittadina deserta, alle 3 di notte del 26 agosto. L’apparenza è quella di quattro ragazzi come tanti, vestiti con bermuda, felpe, cappelletto con visiera, scarpe da ginnastica e zainetto sulle spalle. Di media statura, magri, dal fisico non particolarmente prestante, la loro forza è stata quella di agire in branco.

Le reazioni. “Io mi auguro le pene che sono previste dal codice, che sono valutate e calcolate sulla base della congruità. Gli esempi vanno dati con la tempestività delle indagini e degli arresti, così come oggi è avvenuto”, ha risposto il ministro Andrea Orlando ai cronisti che gli hanno chiesto se per i presunti stupratori si augura “pene esemplari”. “Grazie alle forze dell’ordine”, ha detto Matteo Renzi. “Presi i presunti stupratori di Rimini. Il capo branco è un richiedente asilo che manteniamo con 37 euro al giorno. Ora questi vermi marciscano in galera”, scrive su Twitter Giorgia Meloni. “Se colpevoli, minorenni o no, castrazione chimica e poi a casa loro!”, ha commentato Matteo Salvini.