Organizzazioni sindacali deluse dalla Regione: “urge Piano per il Lavoro” più attenzione per il precariato

“Ci saremmo aspettati, dopo l’incontro del 31 luglio, a Reggio Calabria con la Regione, la definitiva fuoriuscita dal precariato per gli 800 lavoratori, attraverso la stabilizzazione per chi ha...

“Ci saremmo aspettati, dopo l’incontro del 31 luglio, a Reggio Calabria con la Regione, la definitiva fuoriuscita dal precariato per gli 800 lavoratori, attraverso la stabilizzazione per chi ha già maturato i requisiti e la contrattualizzazione per coloro che sono ancora percettori di sussidio”.

Esordiscono così i Segretari Generali della Nidil Cgil Calabria, Antonio Cimino, Felsa Cisl Calabria, Carlo Barletta e della Uiltemp@ Calabria, Gianvincenzo Benito Petrassi.

“Stupisce poi – proseguono i tre sindacalisti – che proprio sul precariato manchi una strategia lungimirante. Eppure i trascorsi dicono ben altro. In effetti, si tende a dimenticare che quanto di buono è stato finora fatto, ad esempio sugli ex Lsu-Lpu, ha trovato solide basi sul costante e proficuo confronto con le Organizzazioni Sindacali Confederali” – pronunciano le sigle.

“Serve riprendere con immediatezza il percorso interrotto su un grande Piano per il Lavoro, che concentri risorse, attualmente parcellizzate in innumerevoli azioni, molte delle quali sterili e prive di prospettiva di stabilità e di sviluppo, ed individui nei grandi temi della tutela ambientale, del recupero e della messa in sicurezza del territorio, della innovazione della PA, nel riassetto funzionale degli enti intermedi e degli enti locali, occasioni, opportunità e progetti di creazione e di lavoro stabile, duraturo, dignitoso e tutelato contrattualmente, superando forme di precarizzazione mortificanti e senza prospettiva” – continuano.

“Oggi ci troviamo invece a dover rincorrere scadenze e a risolvere i problemi che nel frattempo si ripropongono in tutta la loro drammatica gravità e ricadono sulle teste dei lavoratori. Valga quale esempio la recente vicenda che sta interessando i 1000 lavoratori della giustizia avviati a tirocini formativi dopo aver partecipato al noto bando. Ai lavoratori stanno giungendo comunicazioni di fermo delle attività sulla base di una nota ministeriale che (quantomeno inopportunamente) chiede una turnazione dei tirocinanti. Eppure avevamo e abbiamo più volte sollecitato – puntualizza la nota – un confronto ad hoc sulle problematiche di questi ex percettori di mobilità in deroga perché siamo consapevoli che, al di là della risoluzione della problematica cogente, si porrà già nel 2019 la ancor più grave questione del futuro per questi soggetti e le rispettive famiglie”.

“E l’elenco potrebbe andare avanti citando, a titolo puramente esemplificativo, i lavoratori impegnati nella Legge 40, nella Legge 31, nel programma stage e gli ex percettori di mobilità in deroga, avviati nei cosiddetti tirocini dei beni culturali, del bando scuole, e di tutto quell’universo mondo di lavoratori precari che, a vario titolo ed in diverse forme, gravitano e mandano avanti la complessa macchina amministrativa regionale per i quali anche la costante richiesta di una ricognizione complessiva – evidenzia la nota – più e più volte sollecitata, non trova riscontro alcuno”.

“Si dirà che la causa principale dello stato attuale delle cose è da far risalire al costante stato di emergenza in cui versa la nostra Regione allorquando si parla di tematiche legate al mondo del lavoro. È vero. Ma è altrettanto vero che una adeguata azione di controllo, indirizzo e programmazione delle attività unita ad una costante e graduale risoluzione delle vertenze in atto è certamente la migliore delle strategie possibili – pensano i sindacalisti. La ripresa urgente del confronto – concludono Barletta, Petrassi e Cimino – con la Regione sui temi del precariato nello specifico, e del Piano per il Lavoro, non può più essere rinviata ulteriormente. Sono tante e legittime le aspettative dei lavoratori, dei disoccupati e dei giovani calabresi che non possono essere deluse visti gli impegni assunti o manifestati che, giunti a questo punto, devono ora essere mantenuti”.

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