Minori migranti riempiono mezzo milione di aule

Rapporto Unesco, dal 2016 persi 1,5 mld giorni di scuola

I bambini migranti e rifugiati nel mondo potrebbero riempire mezzo milione di aule scolastiche. E’ quanto emerge dal Rapporto mondiale di monitoraggio dell’educazione (Globale Education Monitoring Report) 2019 dell’Unesco su “Migrazioni, spostamenti forzati e educazione”, illustrato oggi a Berlino alla presenza del direttore generale dell’Unesco, Audrey Azoulay. In Italia gli appuntamenti sono per il 27 novembre prossimo a Roma presso l’Accademia dei Lincei e il 28 novembre, a Milano all’Università Cattolica del Sacro Cuore, incontri ai quali parteciperà l’ex ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini attuale Vice Direttore Generale Unesco settore Education. Il rapporto mostra che il numero di bambini migranti e rifugiati in età scolare è cresciuto del 26% dal 2000 a oggi. Il diritto di questi bambini all’educazione di qualità, anche se sempre più riconosciuto sulla carta, è sfidato quotidianamente nelle aule e cortili delle scuole e addirittura negato da alcuni governi. Nei due anni successivi il momento chiave rappresentato dalla dichiarazione di New York per rifugiati e migranti nel 2016, i rifugiati hanno perso 1,5 miliardi di giorni di scuola.

Tuttavia, c’è stato progresso nell’inclusione dei rifugiati nei sistemi educativi nazionali, come visto in otto dei dieci paesi che ospitano il numero più elevato di rifugiati. I campioni in questo campo sono paesi a basso reddito come Ciad, Etiopia e Uganda. Canada e Irlanda sono tra i leader globali nell’attuazione delle politiche di educazione inclusiva per gli immigrati. Come affermato dal direttore generale dell’UNESCO, Audrey Azoulay, “tutti perdono quando l’educazione dei migranti e dei rifugiati viene ignorata. L’educazione è la chiave per l’inclusione e la coesione”.

* Rifugiati – metà delle persone costrette a muoversi al mondo sono sotto l’età di 18 anni. Eppure, molti paesi li escludono dai loro sistemi educativi nazionali. I bambini richiedenti asilo detenuti in paesi come Australia, Ungheria, Indonesia, Malesia e Messico, hanno accesso limitato o nessuno accesso all’istruzione.

* Immigrati – la quota di studenti immigrati nei paesi ad alto reddito è aumentata dal 15% al 18% tra il 2005 e il 2017.

Attualmente il loro numero di 36 milioni, è equivalente all’intera popolazione scolare in Europa. Al ritmo attuale, potrebbe salire al 22% entro il 2030. Ma ai bambini immigrati non si danno buone possibilità di successo. Nel 2017, nell’Unione europea, il numero di giovani nati all’estero che aveva abbandonato precocemente l’educazione era il doppio di quello dei nativi. Gli studenti immigrati di prima generazione nei paesi dell’OCSE avevano 32% di meno di probabilità di ottenere le competenze di base in lettura, matematica e scienze nel 2015 rispetto ai nativi.

“Quasi tutti i paesi stanno per firmare due Patti Globali sui rifugiati e migranti, che contengono diversi impegni chiave in materia di educazione. Questo potrebbe essere il punto di svolta tanto atteso”, ha commentato Manos Antoninis, Direttore del rapporto GEM. (ANSA).

News Correlate