Facebook: avvocato della Corte Ue, su privacy non vale ‘class action’

Lo studente che citò Fb non può far valere diritti di altri
FILE - In this May 16, 2012 file photo, the Facebook logo is displayed on an iPad in Philadelphia. Facebook says its cracking down on online gun sales, with a new policy that bars private individuals from advertising or selling firearms on the worlds largest social network, Friday, Jan. 29, 2016.(ANSA/AP Photo/Matt Rourke, File)

Max Schrems, lo studente di diritto austriaco che era riuscito a far invalidare l’accordo Ue-Usa sul trasferimento di dati dei cittadini europei, costringendo Facebook a rivedere le sue norme, può proseguire la sua azione legale in Austria contro Facebook Irlanda ma non può farla valere come ‘class action’, perché la difesa dei suoi diritti non si può estendere ad altri. Lo ha stabilito l’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Ue, Michal Bobek. Le conclusioni dell’avvocato generale sono generalmente riprese nelle sentenze della Corte.

Schrems, residente in Austria, ha avviato un’azione legale contro Facebook Ireland dinanzi ai giudici austriaci. Egli sostiene che Facebook Ireland abbia violato i suoi diritti alla riservatezza e alla protezione dei dati, e i diritti di altri sette utenti Facebook che, in risposta ad un suo invito online, hanno ceduto a lui il diritto a far valere le medesime violazioni. I sette utenti sono domiciliati in Austria, Germania e India. Secondo l’avvocato generale “un consumatore che può citare in giudizio la controparte contrattuale straniera nel luogo del proprio domicilio non può far valere, contemporaneamente ai diritti propri, diritti aventi lo stesso oggetto ceduti da altri consumatori domiciliati in altre località all’interno dello stesso Stato membro, in un altro Stato membro o in Paesi terzi”.

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