Draghi: ” In Italia le parole hanno fatto danni, famiglie e imprese pagano di più”

'A 10 anni dalla crisi stiamo raccogliendo i frutti dei nostri sforzi, crescita positiva, disoccupazione al minimo" precisa il governatore della Bce che prevede per i prossimi mesi 'un aumento dell'inflazione core'
President of the European Central Bank (ECB) Mario Draghi during a hearing of the European Parliament Committee on Economic and Monetary Affairs (ECON) in Brussels, Belgium, 24 September 2018. EPA/OLIVIER HOSLET

A dieci anni dallo scoppio della crisi e dalle misure per farvi fronte, oggi “il lavoro non è ancora finito ma stiamo raccogliendo i frutti dei nostri sforzi” con la “crescita positiva da oltre 5 anni, la disoccupazione al minimo da novembre 2008” e con il reddito disponibile delle famiglie “in crescita al tasso più alto da 10 anni”. Così il presidente della Bce Mario Draghi in audizione all’Europarlamento a Bruxelles. Nei prossimi mesi secondo il governatore ci sarà una ripresa vigorosa dell’inflazione core. E su queste parole forte reazione dei mercati con la la moneta unica che supera la soglia di 1,18 dollari a 1,1805, dopo aver aperto gli scambi in Europa questa mattina a 1,1724 dollari.

E sulla situazione italiana il governatore della Bce precisa: “Ho detto che le parole hanno fatto danni, perché le famiglie e le imprese pagano tassi più alti di prima“, oltre per quanto riguarda le imprese a “garanzie e clausole contrattuali diverse da quelle degli altri Paesi, che pagano ai tassi di prima o anche più bassi”.Per le famiglie sono anche saliti i tassi sul credito al consumo, mentre “per i mutui il processo è più lento”, e “questo è successo in Italia e non altrove”.

I rischi” per l’eurozona “possono ancora essere visti come ampiamente bilanciati, nonostante siano diventate più prominenti recentemente le minaccia del protezionismo, delle vulnerabilità nei mercati emergenti e della volatilità dei mercati finanziari”, oltre al fatto che “le politiche fiscali in diversi stati membri dell’eurozona potrebbero essere meno neutrali di quanto atteso tempo fa”. Così il presidente della Bce Mario Draghi davanti alla commissione affari economici del Parlamento europeo.

In linea con quanto deciso a Riga di “ridurre il ritmo degli acquisti netti di titoli a 15 miliardi di euro a partire da ottobre sino alla fine dell’anno”, a questi punto “prevediamo che, a condizione dei dati in arrivo che confermino le nostre previsioni a medio termine dell’inflazione, cesseremo gli acquisti”. Lo ha affermato il presidente della Bce Mario Draghi all’Europarlamento, sottolineando che questo però “non significa che la nostra politica monetaria cesserà di essere accomodante”. “Le nostre misure di politica monetaria hanno dato un contribuito molto sostanziale agli sviluppi economici positivi nell’eurozona”, perché considerando “tutte le misure prese da metà 2014”, le stime della Bce mostrano che “l’impatto complessivo sulla crescita del pil dell’eurozona e dell’inflazione in entrambi i casi è attorno a 1,9 punti percentuali in modo cumulativo tra il 2016 e il 2020” ha detto Draghi.

E sulla Brexit il governatore della Bce ha precisato: “Continuiamo a invitare i privati a prendere misure di contingenza” in caso di ‘hard’ Brexit, “ma non abbiamo ancora preso nessuna misura per il pubblico“, perché anche queste “dipenderanno dall’esito dei negoziati”. Così il presidente della Bce Mario Draghi all’Europarlamento. “Dipendiamo dall’esito finale dei negoziati, e non abbiamo una nostra parola in questo”, ha ricordato, ma ovviamente “stiamo monitorando l’intero processo” e al momento “la cooperazione con la Bank of England è molto buona”.

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