Documento Austria, centri rimpatrio in Paesi terzi

Per migranti che non possono essere rinviati in Paese di origine
L'arrivo nel porto di Catania della nave Diciotti della Guardia Costiera con a bordo oltre 900 migranti e due corpi recuperati in sette diversi interventi di soccorso, Catania, 13 giugno 2018. ANSA/ORIETTA SCARDINO

Esplorare la possibilità di “stabilire centri di rimpatrio in Paesi terzi” per migranti “soggetti a decisioni” definitive “e che non possono essere rinviati verso i propri Paesi di origine, a causa della mancanza di cooperazione” degli Stati. E’ l’elemento centrale di un documento della presidenza austriaca sui rimpatri, discusso ieri al Comitato strategico su immigrazione, frontiere e asilo, di cui l’ANSA ha preso visione. Il punto si ritrova anche nella bozza di lavoro preparato da Vienna per la riunione di Innsbruck.

Secondo il documento austriaco la direttiva europea sui rimpatri, prevede la possibilità di rinviare i migranti “verso un Paese terzo di transito, sulla base di un accordo di riammissione”. I centri dovrebbero essere gestiti dal Paese terzo che accetta di aprirli sul proprio territorio, “nel rispetto dei diritti umani e del principio di non respingimento”. Nel documento si invita anche a prendere in considerazione “incentivi per i Paesi terzi” che accettano i centri. Secondo quanto si apprende da fonti, in particolare, la Danimarca ha parlato di un progetto pilota in cooperazione con l’Austria. Durante la discussione, tuttavia, buona parte degli Stati membri si è dimostrata scettica. La presidenza ha comunque invitato quanti erano interessati ad un nuovo incontro, per proseguire nella discussione del progetto.

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