Davide Astori: non un calciatore in meno ma un angelo in più

Non è una morte usuale, non c’è distinzione nella morte ed il dolore non è diverso per i familiari e gli amici, ma è una morte inattesa, inspiegabile perché si tratta...

Non è una morte usuale, non c’è distinzione nella morte ed il dolore non è diverso per i familiari e gli amici, ma è una morte inattesa, inspiegabile perché si tratta di un atleta, che dovrebbe essere monitorato, è una morte che lascia tutti attoniti perché ha colpito il mondo del calcio, perché è avvenuta di domenica nel mentre tutti si accingevano a seguire la propria squadra del cuore in quella che doveva essere una giornata di sport, che avrebbe potuto sentenziare verdetti più o meno desiderati, verdetti che non hanno motivo di essere contemplati quando accadono certe cose.

Astori forse non era il miglior giocatore del mondo, anzi non lo era affatto, ma era un capitano, un ruolo importante, un ruolo umano.

E’ sconvolgente quanto accaduto e come è accaduto nel fiore degli anni, in albergo, prima di scendere in campo, di notte, nel sonno, senza nessuna possibilità di essere soccorso e in modo estremamente inaspettato, perché era pronto per giocare, per competere e quindi si presume nel meglio delle condizioni fisiche, anche se può succedere.

Il calcio italiano piange un capitano coraggioso, a detta di chi lo ha conosciuto un bravo ragazzo, un ragazzo simpatico, un giocatore eccellente.

Noi giornalisti di provincia, che raccontiamo soprattutto lo sport, non possiamo che essere vicini nel dolore dei suoi compagni di squadra, dei suoi amici, della sua famiglia.

Non si può morire facendo il calciatore, non lo riteniamo giusto, così come non riteniamo giusto che si debba morire per le cattiverie umane.

Forse Astori è morto nel modo migliore, nel sonno, magari sognando un futuro migliore per tutti, perché lui era un buono e non avrebbe mai desiderato il peggio per gli altri.

Però è morto quando non doveva, quando avrebbe dovuto sognare di vincere, di diventare più forte, quando qualcuno, credendo in lui più di altri, gli aveva permesso di essere il capitano e quindi gli aveva detto di essere il più responsabile di tutti.

Astori ora guarda tutti dall’alto: la vita gli ha dato tanta gioia, gli ha permesso di essere un calciatore, un esempio per tanti, di farsi una famiglia, di avere una bambina, ma è stata breve, non gli ha consentito di veder crescere la sua bambina, di inseguire traguardi importanti nel calcio, ora che stava per diventare una vera e propria bandiera per la Fiorentina.

Era pronto il suo rinnovo fino a fine carriera, il suo cammino si è interrotto bruscamente, il calcio si è fermato, ma tornerà di nuovo e da subito, con un campione in meno ma un angelo in più.

 

 

Piero Pili.

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